Il prossimo ciclo esplosivo


L’uranio rappresenta ad ora una delle commodities con il miglior rapporto rischio-rendimento. Ad oggi il prezzo oscilla intorno ai $25, vicino ai minimi recenti intorno ai $18. Il pessimismo ed il terrore scorrono ancora nelle vene degli operatori del mercato. Ma la paura non ci spaventa, anzi, attira il nostro interesse. L’obiettivo principale è quello di sfruttare la paura della massa per riuscire ad accaparrarsi le companies migliori a prezzi stracciati. L’energia nucleare ad oggi fornisce un valore immenso, rappresenta l’unica fonte di energia pulita disponibile senza interruzioni 24h su 24h (a differenza di quella solare od eolica ad esempio). Da questa situazione derivano solo 2 possibili soluzioni:

  • I prezzi dell'uranio non salgono, i minatori non hanno alcun incentivo a produrre, le centrali nucleari esauriscono l'uranio e le luci di migliaia di persone si spengono.
  • I prezzi dell'uranio aumentano e incentivano una produzione sufficiente a soddisfare la domanda.


Importazioni dell’uranio da parte degli USA


Il presidente Trump ha rilasciato il 12 Luglio un memorandum ufficiale in cui ha affermato che non è d’accordo con le conclusioni dell'indagine secondo cui le importazioni di uranio comprometterebbero la sicurezza del Paese. Tuttavia, il presidente Trump ha osservato che era necessaria un'analisi completa della sicurezza nazionale, compresa l'intera catena di approvvigionamento di combustibile nucleare, poiché i risultati hanno sollevato "preoccupazioni significative" per quanto riguarda il settore domestico dell'estrazione dell'uranio nel paese. Di conseguenza, il presidente Trump ha affermato che sarebbe stato istituito un gruppo di lavoro sul combustibile nucleare per affrontare le preoccupazioni individuate dal DOC in merito alla produzione di uranio domestico e garantire una revisione globale dell'intera filiera nucleare interna. Il gruppo è incaricato di riferire i risultati al presidente illustrando le conclusioni e formulando raccomandazioni, se necessario, per il rilancio e l'espansione della produzione nazionale di combustibile nucleare entro il 10 ottobre 2019.


La decisione di non imporre tariffe o quote è positiva per ogni azienda di uranio al di fuori degli Stati Uniti. La minaccia alla sicurezza nazionale è stata riconosciuta, l'incertezza per le utilities è stata rimossa e ora possono acquistare uranio senza la minaccia di quote. Essenzialmente portando più acquirenti sul mercato. Da qui la crescita dell'3% del prezzo spot dell'uranio dal risultato della decisione.


Crediamo che questo sia uno dei migliori risultati possibili. Nessuna tariffa sulle importazioni internazionali e una rivitalizzazione molto probabile dell'industria nucleare statunitense. Ciò che il presidente ha sostanzialmente dichiarato è che non sono le importazioni di uranio straniero a costituire il rischio per la sicurezza nazionale, ma piuttosto la mancanza di produzione di uranio negli Stati Uniti, costringendo le utilities ad acquistare da fonti estere.


Ora che l'incertezza è sparita possiamo tornare alla matematica di base. La domanda è già superiore all'offerta e continua ad aumentare. Questo è lo scenario a cui ci si trova di fronte.


Previsioni sul deficit domanda-offerta sul mercato dell’uranio


Alcune opzioni molto rischiose che possono essere percorse sono rappresentate da Energy Fuels (NYSE: UUUU), Ur Energy (NYSE: URG), Uranium Energy Corporation (NYSE: UEC), GoviEx Uranium (TSX-V: GXU; OTCQB: GVXXF) e Fission Uranium Corp. (OTCQX: FCUUF); Alcune più sicure da Cameco Corp. (NYSE: CCJ), Horizons Global Uranium Index ETF (TSX:HURA) e Global X Uranium ETF (NYSE: URA). Energy Fuels ha visto un ritorno 400-1 nello scorso bull market, e personalmente ci aspettiamo che ritorni del 1.000% per le opzioni più volatili siano plausibili nei prossimi anni.



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